Experience Project: confessioni anonime
Navigando su internet per caso ho trovato una notizia relativa ai giovani che, per emulare Twilight, bevono il sangue. A parte la perplessità che questa notizia mi ha suscitato, la cosa che mi ha colpito e di cui mi interessa parlarvi è un social network che viene citato nell’articolo: EXPERIENCE PROJECT.

Lo slogan sulla homepage è “Be real. Be yourself. Anonymously connect with other just like you! “. In sostanza, questo social network è stato creato con lo scopo di permettere agli utenti di sfogarsi con gli sconosciuti, senza metterci la faccia. Tutto il contrario di Facebook quindi.
Qui ci sarebbe da fare un lungo discorso su come Facebook sta riducendo la nostra privacy e su quanto può essere importante l’anonimato su internet; e facciamolo.
Facebook ci chiede di mettere nome e cognome, di mettere la nostra foto, di connetterci coi nostri amici, colleghi, compagni di scuola, conoscenti. A tutti fa piacere vedere il proprio numero di amici crescere, quindi si tende ad aggiungere come amici anche persone di cui non ci interessa nulla che a mala pena salutiamo per strada. Quando poi si prende la strada dell’esibizionismo, e si cominciano a caricare foto delle serate da ubriachi che anche il vostro capo può vedere, succedono cose come queste.
Purtroppo questo è un uso sragionato molto diffuso, nonostante non ci voglia un genio a capire che scrivere qualcosa su Facebook è come andare in piazza, radunare tutti i conoscenti e urlare i fatti nostri al megafono, sembra che questo concetto non sia chiaro nella testa di molti. Le conseguenze che ci troviamo ad affrontare sarebbero facilmente evitabili con un uso consapevole.
Detto questo, qualcuno ha iniziato ad accorgersi che senza l’anonimato molte persone non riescono più ad essere loro stesse e si sta modificando il nostro modo di usare Internet. Una delle peculiarità iniziali del Web è stata appunto quella di connetterci col mondo, permettendoci di parlare con sconosciuti, discutere di qualsiasi argomento più o meno tabù senza freni perché tanto non ci si mette la faccia. Questa possibilità di sfogo non piace alle istituzioni, ma sembra essere di grande importanza per gli individui e per la loro necessità di espressione. E’ il principio su cui si basano community come 4Chan, o servizi come Chatroulette. E’ qui che può entrare in gioco anche un’idea come quella di Experience Project.
Il sito permette di creare dei gruppi nei quali discutere argomenti precisi (come “I drink blood“, il gruppo citato nell’inquietante articolo sugli adolescenti vampiri), di inserire delle “storie”, delle “confessioni” o di porre domande. Ci si può registrare con un nickname qualsiasi e interagire con gli altri utenti diventandone amici o commentando le loro confessioni.
Questo social network avrà successo o resterà di nicchia? Non credo sia importante, ma sicuramente manifesta una necessità del popolo di internet da non sottovalutare.
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