Internet: guida alla privacy, alla sicurezza e alle cospirazioni mondiali
PREMESSA
Il tema della privacy è un argomento scottante in questi anni, in particolare con l’avvento di Facebook questo problema è stato evidenziato più volte e percepito anche agli occhi dei non addetti ai lavori.
Quando noi navighiamo su internet interagiamo con altre persone o con determinati servizi, lasciando una traccia di ciò che facciamo. L’ enorme varietà di servizi ci spinge naturalmente ad interagire molto di più rispetto al passato, cosa che potenzialmente può mettere a rischio la nostra privacy più facilmente.
Questa in realtà non è propriamente una novità di internet: anche nel mondo “reale” la nostra vita è completamente tracciata. Dal momento in cui si nasce veniamo registrati all’anagrafe che sa tutto della nostra famiglia. Per tutta la vita tutte le informazioni sanitarie che ci riguardano verranno memorizzate negli archivi degli ospedali e del nostro medico di famiglia. Poi ci sono gli asili, le scuole e l’università che per una ventina d’anni terranno traccia di ciò che facciamo, come ci comportiamo, quando ci siamo e quando no, con giudizi su di noi che condizioneranno la nostra vita. Poi arriva il lavoro e l’indipendenza economica, e qui ci sono un altro po’ di informazioni su di noi che sono in mano alle banche e ai datori di lavoro. Anche il fisco e il catasto ci controllano attentamente, l’INPS addirittura vede nel nostro futuro prima di noi e sa quanto prenderemo di pensione. Poi ci sono le varie ed eventuali come le società assicurative, la compagnia del telefono che avrebbe il potere di controllare tutto ciò che diciamo, quando lo diciamo e a chi… potrei andare avanti per un bel po’. Non parliamo neanche delle telecamere di sicurezza presenti in tantissimi punti delle città, nei mezzi pubblici, nei locali commerciali…
Sono tutte cose che sappiamo già e dovremmo avere una certa familiarità con questo tipo di tracciamento, ma quando elenchiamo tutto insieme ci sembra di essere vittime del Grande Fratello di Orwell o in uno di quei film come Minority Report. Per fortuna queste storie sono un’estremizzazione, che mette in evidenza i rischi possibili soprattutto quando un potere forte entra in possesso di tutte queste informazioni contemporaneamente, cosa che normalmente, in democrazia, non accade (le uniche eccezioni previste sono in caso di indagini relative a reati piuttosto gravi).
I COMPLOTTI
Sono innumerevoli gli allarmismi che si diffondono come catene di sant’Antonio riguardo ai complotti e ai mostri che useranno le nostre informazioni personali contro di noi. Alcune di queste hanno un fondo di verità e sono utili per rendere consapevoli gli utenti spesso ingenui, altre volte invece sono vere e proprie bufale diffuse senza motivo reale. Facebook, Google e Microsoft solitamente sono i mostri peggiori in questo scenario apocalittico.
La verità vera, quella che sta dietro a tutte queste bufale, è sempre la stessa: nessuno ti da niente per niente, soprattutto se è una società multimiliardaria internazionale.
Una volta capita questa cosa ovvia, qualcuno si potrebbe chiedere ad esempio: cosa vogliono da noi Microsoft, Facebook e Google che offrono così tanti servizi gratuiti?
La risposta ovvia è soldi. Come fanno ad ottenere dei guadagni lavorando gratis per noi? E’ semplice, con la pubblicità. La pubblicità è uno dei motori principali dell’economia online. Ciò che Microsoft, Facebook e Google possono garantire a chi compra pubblicità sui loro spazi, a differenza degli altri, è che loro sanno quali sono i nostri gusti e i nostri interessi, e in questo modo sono in grado di usare la pubblicità giusta con la persona giusta. Se io sono un’appassionata di lettura e Facebook lo sa, la Mondadori avrà più possibilità di successo con me che con qualcuno che a mala pena legge l’oroscopo. Meno sprechi di risorse, si punta dritto all’obiettivo più probabile. A me, sinceramente, da qualche fastidio visualizzare una pubblicità della Mondadori rispetto ad una di prodotti per la ricrescita dei capelli maschili?… no, sinceramente no.
Ci sono state tante polemiche a riguardo, infatti sia Facebook che Google hanno inserito qualche opzione che ci da una minima scelta sul ricevere questa pubblicità (Google) o sull’autorizzare o meno che il nostro profilo venga citato tra i fan di un determinato brand a scopo promozionale coi nostri amici (Facebook).
La verità dietro la verità della verità, e questo lo so per certo perché diciamo che in passato ho lavorato nel retroscena, è che tutti questi meccanismi pubblicitari oltretutto si svolgono in maniera totalmente anonima. Dall’altra parte non c’è un omino che sbircia il vostro profilo con occhio curioso e poi decide di piazzarvi una pubblicità o l’altra, ma c’è un computer a cui normalmente nessuno può accedere che associa utenti e pubblicità in modo totalmente automatico, senza nessun controllo umano. Nessuno può accedere in modo diretto a queste informazioni (che per altro riguardano miliardi di persone… è disumano). Chi supervisiona questi meccanismi a livello tecnico ha seguito un corso sul rispetto delle norme della privacy ed è vincolato dal suo contratto con più e più cavilli a non sfiorare i dati sensibili neanche con un dito. In America il tema della privacy è molto delicato e le aziende si tutelano il più possibile per evitare di subire processi gravissimi dalle conseguenze deleterie.
Se non avete quindi reati da nascondere, in linea di massima non avete nulla da temere. In realtà Facebook non fa niente di diverso da quello che fa un supermercato quando vi propone la tessera. Loro vi promettono sconti, voi gli date i vostri dati che loro usano per fare analisi di mercato e migliorare i servizi in base alle abitudini di consumo dei clienti.
E’ anche vero che quando si parla di nuove tecnologie e innovazione, non sempre tutto fila liscio fin dall’inizio. E’ giusto sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche che possono nascere quando si eccede nella violazione della privacy, ed è giusto che si spingano i signori dei dati sensibili a seguire la legge e non superare determinati limiti.
Un caso eclatante è stato quello di Buzz, il sistema di network proposto da Google a chi già ha un account di Gmail. Nel giro di qualche giorno le persone si sono viste rendere improvvisamente pubbliche tutta una serie di informazioni personali legate al proprio profilo google, con una semplice autorizzazione tutt’altro che esplicita. Nel giro di pochi giorni è scoppiata la polemica e Google ha dovuto fare pubblica ammenda (con tanto di multa) e modificare in parte le opzioni, rimettendoci per altro in credibilità.
Allo stesso modo Facebook modifica spesso le opzioni della privacy, ed è buona norma controllare periodicamente e informarsi sulle novità, in modo tale da essere in grado di tutelarsi e avere sempre sotto controllo le proprie informazioni personali.
Quello però dal quale una buona fetta della popolazione non ha ancora imparato a tutelarsi, sono le minacce più piccole e all’apparenza più stupide. Chiunque può realizzare un sito e di conseguenza chiunque può chiederci i nostri dati personali per l’iscrizione, che noi spesso diamo spontaneamente e ingenuamente. Tra questi possono esserci dei piccoli sconosciuti infidi sitarelli fasulli che sfruttano i nostri dati per lo Spam o, ancora peggio, per cercare di rubarci del denaro quando si tratta di transazioni con carte di credito o conti bancari.
La legge italiana vincola chi richiede questo tipo di dati ad esporre la regolamentazione per la privacy e a comportarsi di conseguenza, ma come spesso accade non tutti giocano secondo le regole e tenere sotto controllo tutto il web italiano rasenta l’impossibile.
Ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza nelle persone, cosa piuttosto difficile vista la quasi totale ignoranza dell’argomento da parte delle istituzioni, quindi incapaci di trasmettere qualcosa ai cittadini. L’unico modo per conquistare questa consapevolezza è imparare dagli errori o informarsi autonomamente.
Qui di seguito cercherò di dare qualche consiglio per capire meglio come funziona, riuscire a gestire meglio la propria “immagine” online e per evitare di cascare nei trucchetti più comuni.
PRIVACY: COME COMPORTARSI
BUONSENSO. Intanto, la cosa fondamentale è il buonsenso.
Si può paragonare internet ad una grande piazza affollata. Voi andreste in giro per una piazza affollata urlando il vostro nome e cognome, indirizzo, telefono e codice iban del conto in banca lasciando la vostra borsa aperta su una panchina con tutti i soldi che avete all’interno? Non credo proprio… così allo stesso modo non si può navigare su internet e iscriversi a qualsiasi sito senza verificarne l’attendibilità sbandierando i fatti vostri.
CERCATEVI. Detto questo, bisogna capire cosa sono i motori di ricerca.
I motori di ricerca sono dei sistemi che scandagliano il web cercando una parola che voi avete scelto. Avete mai provato a cercare il vostro nome e cognome su Google? Quanti risultati ottenete e riguardano veramente voi? Quanti tra i risultati che avete sono imbarazzanti o privati e vorreste che non fossero visibili?
Ci sono anche dei servizi creati appositamente per sbirciare nella privacy di una persona, come 123people.it, che inserendo nome e cognome fa una ricerca veloce su i profili più comuni dei social network come Facebook, Twitter o su servizi come Buzz e Flickr.
I SOCIAL NETWORK. Non sempre si può rimediare, l’unico metodo sarebbe la prevenzione. Quando si tratta di Social Network normalmente ci sono più tutele sulla privacy ed è possibile rendere private le informazioni, o nei casi più drastici cancellare il profilo. Facebook da questo punto di vista è abbastanza semplice da gestire, è sufficiente chiudere il profilo ai soli amici autorizzati e togliere la spunta dalla voce che autorizza Google ad indicizzare le vostre informazioni pubbliche. Anche nel caso di Google e Buzz c’è la possibilità di chiudere totalmente il proprio profilo al pubblico, ma ci sono una serie di livelli di protezione intermedi che non sempre sono chiari.
In linea di massima la regola universale è chiedersi “cosa voglio che gli sconosciuti possano sapere di me?“. Se la risposta è “niente” chiudete tutto e utilizzate i livelli maggiori di privacy su qualsiasi social network.
Ci sono casi in cui questo non vale, nel caso ad esempio voi abbiate necessità di promuovervi per un servizio che offrite o per lavoro può essere utile lasciare aperta qualche strada. Nel mio caso ad esempio ho scelto di lasciare pubblico il profilo di Flickr e ho una serie di siti a mio nome per pubblicizzarmi a livello lavorativo.
In questo caso allora la domanda da porsi è un’altra: “come voglio che mi vedano dei potenziali clienti/datori di lavoro?“. Sicuramente le vostre foto da ubriachi dello scorso fine settimana su Facebook non aiuterebbero, che dite?
ANONIMATO. Nonostante sia una cosa un po’ mal vista dai governi di ogni nazione, io ve lo dico lo stesso: se non è strettamente necessario, non iscrivetevi ai siti col vostro vero nome. Usate uno pseudonimo. Per i forum, le chat, le registrazioni ai siti che seguite (blog, moda, quello che vi pare) evitate di usare il vostro nome e cognome a meno che non siate fermamente convinti che quello che direte può tranquillamente essere letto da chiunque.
Ipotizziamo una situazione classica, dove voi fate un commento poco simpatico sul vostro capo in un forum dove pensate di essere tra amici… beh, quel commento sarà rintracciabile da chiunque a meno che non si tratti di un forum estremamente privato (ma questo lo decidono i fondatori, non voi)! Non sarebbe la prima volta che qualcuno viene licenziato per cose del genere.
In generale evitare di usare il nome reale può anche impedire a chiunque voglia farsi i fatti vostri di sapere cosa leggete, dove siete, cosa pensate della riforma della Giustizia (non sempre è positivo che chiunque sappia le vostre idee politiche… non per niente il voto è segreto). Uno dei casi più eclatanti che mi è capitato di vedere ultimamente è quello di FourSquare, il social network che permette di segnalare agli amici dove siete in un preciso momento. Far sapere a tutti dove siamo non è sempre positivo… e per questo qualcuno ha deciso di sensibilizzare l’opinione pubblica creando questo sito, pleaserobme.com, che elenca tutte le persone che tramite FourSquare hanno segnalato di essere fuori casa. Ladri, strada libera!
QUALCHE CONSIGLIO PER LA SICUREZZA
ACQUISTI ONLINE. Quando si parla di acquisti online l’attenzione non è mai troppa. Importantissimo, non dovete mai acquistare da siti di cui non siete sicuri. State dando loro il numero della vostra carta di credito! Se avete un dubbio sul rivenditore prima provate a fare una ricerca su Google con il nome del sito in questione, se è un sito truffaldino sicuramente troverete qualcuno che si lamenta e avvisa del pericolo. In generale è sempre buona norma cercare prima informazioni sul venditore, anche per quelli conosciuti. Si capisce bene come funziona e si è preparati ad eventuali problemi o ritardi di routine…
Per le vendite regolari, online valgono le stesse regole di tutela dei consumatori che valgono in qualsiasi negozio, quando comprate all’estero leggete sempre i regolamenti e cosa fare in caso di reso o merce sbagliata/danneggiata, visto che all’estero le norme possono variare leggermente. Avete sempre dei diritti, informatevi e fate di tutto perché vengano rispettati in caso di problemi.
Tenete sempre conto del fatto che quando acquistate online ci sono dei tempi di consegna che normalmente superano sempre di 1 o 2 giorni quelli sperati… non preoccupatevi, non scalpitate e prima di diventare paranoici abbiate un attimo di pazienza.
I siti dei rivenditori conosciuti sono quelli più attendibili e per loro far andar male una vendita online porterebbe solo cattiva pubblicità, quindi di norma va tutto bene.
Per quanto riguarda eBay il pagamento con PayPal da molte garanzie, compreso il risarcimento totale in caso di merce non consegnata dal venditore. Anche qui, leggete bene la regolamentazione e se ci sono problemi segnalate tutto come indicato. I risarcimenti arrivano regolarmente (parlo anche per esperienza personale).
EMAIL. Per chi ancora casca nel phishing (molti purtroppo), se vi arrivano delle presunte email da parte delle poste o della vostra banca che vi chiedono di andare in una certa pagina e inserire i vostri dati di accesso al conto, non fatelo mai! La vostra banca non vi chiederebbe mai una cosa del genere e al 100% si tratta di una truffa per rubarvi i dati. Anche se il sito esteticamente vi sembra quello originale, controllate l’indirizzo in alto: sicuramente ci sarà qualcosa di anomalo (un trattino in più, una lettera in meno).
Sul tema della sicurezza online ci si potrebbe scrivere un libro, quindi non pretendo di esaurire l’argomento in un articolo che ha come scopo solo quello di dare qualche informazione in più per capire meglio i meccanismi del web e sentirsi un po’ più sicuri.
La regola d’oro di internet è: se avete dubbi su qualcosa che vi sembra strano,CERCATE PRIMA SU GOOGLE. Ci sarà sempre qualcuno che ci è cascato prima di voi e si lamenta prima di voi.
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